“Fortunato Depero 1926 passaggio dalle Puglie”

Aguinaldo Perrone ©, 2016
Stampato in Italia dalla Thefactory a cura del Gruppo Editoriale L’Espresso
Numero pagine: 60
ISBN 9788892311961
Prezzo: 14,00 euro

Partendo da un disegno di chiara matrice futurista ritrovato a Giovinazzo – borgo marinaro alle porte di Bari – ed attribuito dall’autore di questo saggio a Fortunato Depero, si ricostruisce il viaggio dell’artista trentino nel mezzogiorno d’Italia nel 1926 e il suo passaggio dalle Puglie. Il saggio contiene un’analisi stilistica dettagliata del disegno in questione, ricca di comparazioni con altre opere di Depero e la riproduzione di documenti originali del Fondo Casavola.

Il libro si può acquistare su la Feltrinelli.it

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(un particolare del disegno)

Depero sul tovagliolo del bar

(Intervista ad Aguinaldo Perrone a cura di Michele De Feudis su Il Corriere del Mezzogiorno del 04/02/15 (disponibile anche su Il Corriere della Sera Digital Edition)

Un «Caffè Depero». A Giovinazzo, a pochi chilometri da Bari. In un bar del centro della cittadina adriatica lo studioso di futurismo e di arte pubblicitaria Aguinaldo Perrone ha riconosciuto in un disegno di una caffetteria, erroneamente attribuito ad uno sconosciuto pittore degli anni venti, il tratto inconfondibile dell’artista trentino Fortunato Depero.

«Alcuni anni fa – racconta Aguinaldo Perrone – entrando come cliente nel Gran Bar Pugliese, avevo notato che sulle bustine di zucchero era riprodotto un disegno di chiara marca futurista». La curiosità era rimasta sempre viva, ma non era stata accompagnata da nessuna ricerca specifica.

«Nelle scorse settimane, sono tornato a Giovinazzo e ho chiesto informazioni sull’origine del disegno. E il titolare mi ha accennato ad una storia che viene da lontano».

«Il logo del bar – prosegue Perrone – ritrae un simpatico omino che saluta con un cenno del cappello. Il proprietario ne conserva gelosamente l’originale, esposto all’interno dei locali. Mi hanno riferito che era opera di tale Orazio Bellaio, un misterioso avventore della caffetteria che avrebbe firmato così, nel 1926, questo suo originale omaggio ad un luogo che aveva trovato particolarmente ameno».

La passione per l’arte e la cartellonistica futurista di Perrone – a sua volta illustratore noto come Aguin – si è trasformata in passione da storico dell’arte. «Da artista e studioso di futurismo pubblicitario – aggiunge – mi convinco che si tratta di un disegno originale di Fortunato Depero. Il tratto e l’oggetto parlano chiaro».

C’è uno strano scarabocchio, forse un autografo, sotto la realizzazione artistica, ma per Perrone «prevalgono su qualsiasi altro elemento fuorviante come la presunta firma di tale Orazio Bellaio , i rimandi all’arte di Depero. Quel nome, scritto così in grande sotto il disegno assomiglia più ad un appunto vergato in fretta che una firma».

Per attribuire il disegno al fondatore dell’aeropittura è stato necessario unire più elementi, scoprendo così un altro collegamento tra il disegno e la collaborazione pubblicitaria, suggellata dai più manifesti, dedicati da Depero al marchio italiano Campari: «Fondamentale – puntualizza lo studioso barese, autore de «Il prodotto definitivamente superiore – riflessioni sul cartellonismo» (edizioni secop) – è la conoscenza storica della vicenda professionale di Depero.

Ci si riferisce all’anno 1926, che data il disegno in questione: testualmente «Giovinazzo 1926». E’ un anno emblematico per l’artista trentino: espone alla Biennale di Venezia l’opera «Squisito al selz» dedicata al Commendator Campari e inizia la sua feconda produzione per la nota ditta di liquori». Dalla bottiglia che compare sulla destra dell’omino, infatti, sembra partire verso l’alto un getto di liquore, che travolge una C, assimilabile alla lettera utilizzata per altre illustrazioni della Campari.

«Come non osservare poi, dal punto di vista stilistico-formale, che il disegno presenta in toto – analizza ancora Perrone – il linguaggio di Fortunato Depero? L’utilizzo degli omini dalle forme dinamiche e dalle geometrie scomponibili è peculiare nei suoi disegni, come ad esempio quello per il «Citrus» o le sue celebri sculture/modelli per il teatro. Lo stesso stile emerge nello studio di volumi in movimento arricchiti dalla presenza di dettagli decorativi inequivocabili, come i decori a mezzo rombo presenti sulla gamba e ricorrenti in molti altri suoi disegni. Su tutti la «Ballerina per i balli plastici» del 1918».

L’ultima prova dell’attribuzione a Depero è la firma: «Compare poco evidente, in basso accanto al piede d’appoggio. C’è la «F» puntata di Fortunato, che presenta il tratto e la grafia identici alla sua solita maniera», conclude l’esperto di futurismo.

Come si spiega la presenza nel 1926 di Depero in Puglia? Si possono fare solo ipotesi, fondate sull’amicizia che lo legava a Franco Casavola, autore barese del manifesto La Musica futurista, primo della serie pubblicato su «Il Futurismo. Rivista sintetica illustrata», nonché «musicista di cultura conservatrice aperto alle più ampie suggestioni europee».

Casavola ebbe una grande sintonia con Filippo Tommaso Marinetti. Le cronache riportano dell’evento promosso con FTM e il musicista di Modugno nel Teatro Piccinni, il 26 settembre 1922. Alla serata – organizzata dai membri dell’Associazione universitaria «G. De Palma», con i quali collaborava un altro ammiratore di Marinetti, il poeta armeno residente a Bari, Hrand Nazariantz – prese parte anche l’estroso poeta futurista napoletano Francesco Cangiullo.

L’evento fu tumultuoso, tra fischi del pubblico e lancio di ortaggi sul palco (agli artisti gli spettatori «avevano regalato tutta una annata di produzione degli orti suburbani») e si concluse con un discorso sui poeti «passatisti» Dante, Petrarca e Carducci e la declamazione di un brano de L’alcova d’acciaio dell’artista nato ad Alessandria d’Egitto.

di Michele De Feudis

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Il prodotto definitivamente superiore – riflessioni sul cartellonismo

Il me semble que l’affiche continuera d’être un mécanisme de mnémotechnie, c’est-a-dire un graphisme facilement assimilable destiné à être rapidement enregistré par le subcoscient des passants. Plus simplement, l’affiche continuera, avec le plus d’originalité possible, defaire marque. Peut être sera-t-elle découpée, sonore, plastique et lumineuse tout à la fois. Peut- être-même, avec son évolution et ses possibilités nouvelles, n’aura-t-elle plus rien de l’affiche d’aujourd’hui. Du reste, peu importent sa forme, sa conception et sa manière puisque c’est son rôle qui déterminera les limites de sa fantaisie ou, plutôt, qui conditionnera celles de son indispensable originalité.

(Mi sembra che il Cartellone continuerà ad essere sempre un meccanismo mnemonico, cioè una grafica facilmente assimilabile, destinato ad essere rapidamente registrato dal subconscio dei passanti. Più semplicemente il Cartellone continuerà, con la
maggiore originalità possibile, a fare la “marca”. Forse esso sarà, di volta in volta, ritagliato, sonoro, plastico e luminoso. Forse esso sarà, pur nella sua evoluzione e nelle nuove possibilità, nient’altro che il Cartellone di oggi. Del resto, poco importano la sua forma, la sua concezione e il suo stile, visto che è il suo ruolo che determinerà i limiti della sua fantasia o, piuttosto, quelli della sua indispensabile originalità).

Georges Favre
“Vendre”, Juin 1938

“Il cartellone fu il supporto nel quale poter esprimere a gran voce nuovi criteri di composizione cominciando dall’abolizione della riga, di per sé un concetto di ordine grafico troppo stridente con l’anima anarchica del futurismo, e poter sperimentare un lettering caratterizzato da una fondamentale allegra scomposizione che diventava parte integrante del manifesto e che non riusciva a vivere senza il
prodotto-immagine che doveva propagandare. Le lettere appaiono alla vista come imponenti sculture che devono parlare al pari del soggetto ritratto nel manifesto…” (Aguinaldo Perrone, “Il prodotto definitivamente superiore”, riflessioni sul cartellonismo).fer
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LA PUBBLICITA’ CREATIVA NELL’ARTE FUTURISTA DI AGUINALDO PERRONE Ovvero come difendere i bambini dai condizionamenti del linguaggio pubblicitario, di Livio Sossi (maggio 2013)

13D1920_SECOP_copertina chiedete la luna 2_1 Sono pochi i libri che aiutano i bambini (ma ne avrebbero bisogno anche gli adulti) a decodificare il linguaggio pubblicitario, a capirne e a smontarne i meccanismi pervasivi e invasivi di condizionamento. Chiedete la luna e la otterrete. La pubblicità diventa un ammiccante invito a possedere l’impossibile, facendoci ritenere come necessari bisogni effimeri: l’ultimo modello di cellulare, il tablet dell’ultima generazione, le scarpe o i vestiti firmati. Nella società dell’avere i giovani sono privi di difese e i bambini sono considerati come una categoria di consumatori, forse una delle più importanti.

Ecco perché, in un’epoca di consumismo sfrenato, decodificare la pubblicità è un’operazione culturale di assoluta importanza. Significa contrastare l’omologazione e il conformismo. Significa dotare i giovani di strumenti critici che consentano loro di acquisire la consapevolezza delle regole di funzionamento del mercato che influenzano le nostre azioni. Significa far comprendere che la libertà di scelta è solo apparente e che scegliamo solo ciò che ci viene suggerito o imposto dalla pubblicità. Significa infine sviluppare una sensibilità sociale.

E’ questo l’obiettivo che si è prefisso l’amico Aguinaldo Perrone, in arte Aguìn, artista e collezionista di immagini pubblicitarie. Stimolato e suggestionato proprio dalle immagini che andava collezionando, Aguìn ha iniziato il suo percorso creativo di ricerca che lo ha portato ad esporre i suoi lavori alla Biennale di Venezia: un percorso che, con “dolcissima naturalezza”, ci indica la sua personale concezione della pubblicità…

Graphic design in the 21st century Viva creativity!

Graphic design– today is pushing for consumption in a forceful way from the walls of the streets- has its far-off origins going back to the second half of the 19th century and to famous fathers.

Two names are to be mentioned – Henry de Toulouse- Lautrec, with his litographic experiments in Paris, and Leonetto Cappiello, an Italian artist, who in the French capital had his studio and is often mentioned as “the father of modern advertising posters”.

 

Artist’s advertising, advertising that in our 21st century is running the risk to repress the artists’ creative stimuli to the best advantage of promotional depersonalizing plannings.

 

Therefore today it’s a pleasure to discover in Aguinaldo Perrone – a lawyer and a collector – an illustrator able to cultivate his personal creative talent. Even though that talent takes account of the necessary appeal of the commercial world, it highlights an attractive and rigorous creativity. That is  so remarkably fashinating and coloured in his making use with polite discretion of two colours, red and blue which refer – as an unconscious cultural background – to Fortunato Depero’s inventions, a great representative of Futurism. Once again Aguinaldo’s use of the happy synthesis between images and words can find common ground with this same avant-garde movement and tavole parolibere.

 

So here is the word VOV which is exploiding and personalizing with hands and fingers springing from messages or conveying to them to form lastly a figure which hints to suggestive human forms.

 

Here is the charm springing from a cosmetic cream enlivened by granted feminine symbols…

and then from a cup of coffee its flavour makes us fancy a great moustache – from a winking tube of toothpaste – from a serious carefree person who throws his umbrella away as he wears a  raincoat described like a skyscraper.

 

We cannot but feel encouraged, perhaps in a research no more utopistic for human dimensions, by Aguinaldo’s artistic proposals and challanges… maybe it will be possible to rediscover a secret mystery – the so-called seriousness of the economic world, if wrapped in smiles and fair amusing harmony, can deserve to be still chosen without being undergone.

 

Grafica pubblicitaria nel Ventunesimo Secolo: evviva la creatività! di Carmelo Calò Carducci

La grafica pubblicitaria, quella che oggi aggressivamente ci spinge al consumo dai muri delle strade, ha origini lontane che risalgono alla seconda metà dell’Ottocento e a padri illustri. Bastano due nomi per tutti: Henry de Toulouse Lautrec, con i suoi esperimenti litografici a Parigi, e il livornese Leonetto Cappiello, che nella stessa capitale francese aveva il suo studio e che spesso viene indicato come il padre del manifesto pubblicitario murale.

Pubblicità d’artista, pubblicità che rischia, nel nostro Ventunesimo Secolo, di vedere soffocate le spinte creatrici degli artisti a tutto favore di pianificazioni promozionali spersonalizzanti.

Con molto piacere, perciò, si può oggi scoprire in Aguinaldo Perrone, avvocato e collezionista, un illustratore capace di coltivare un fertile estro individuale che, pur rispettando le necessità dei richiami del mondo commerciale, esalti una inventiva accattivante ed equilibrata, sorprendente e affascinante, colorata, con garbo e intelligente discrezione, nell’uso di due colori: il rosso e il  blu, che rimandano – come matrice culturale non necessariamente conscia – alle invenzioni di Fortunato Depero, grande esponente del Futurismo.

Ancora allo stesso movimento di avanguardia appena citato e allen sue tavole parolibere si può avvicinare l’uso che Aguinaldo fa delle felici commistioni fra immagini e parole.

Ecco così esplodere e personalizzarsi le lettere V O V con mani e dita che scaturiscono da messaggi o li indicano; si compongono, infine, in una figura che allude a suggestioni antropomorfe.

Ecco ripetersi l’incantesimo con una crema cosmetica che si avvale, naturalmente, di simbologie femminili…

e poi con una tazzina di caffè il cui aroma fa pensare a un grande baffo; con un tubetto di dentifricio capace di strizzare l’occhio; con un compunto burlone che butta via un ombrello perché difeso da un impermeabile linearmente descritto come un grattacielo.

Non si può che sentirsi incoraggiati, nella forse non più utopica ricerca di dimensioni umane, dalle proposte e provocazioni artistiche di Aguinaldo… forse sarà possibile riscoprire un mistero arcano: la cosiddetta serietà del mondo economico, se rivestita di sorrisi e di equilibrata e divertente armonia, può meritare di essere ancora scelta e non subita.

Carmelo Calò Carducci